CDP-Oliver Wyman: meno 50% di emissioni se aziende europee si allineano a best practice

Secondo un nuovo rapporto di CDP, se tutte le aziende si allineassero a quelle più avanzate in termini di riduzione delle emissioni nei rispettivi settori, ogni anno si eviterebbero emissioni pari a quelle del Regno Unito e dell'Irlanda.

Autore: Redazione ImpresaGreen

Se le aziende europee a più alta intensità di CO2 si allineassero con quelle più avanzate nella lotta al climate change, le emissioni aziendali in Europa diminuirebbero del 50%. A dirlo è un nuovo rapporto pubblicato da CDP, la non-profit che sovrintende al sistema globale di divulgazione ambientale, e dalla società di consulenza strategica internazionale Oliver Wyman.
Dal rapporto emerge che, mentre le aziende europee stanno guidando il progresso globale sugli obiettivi Science Based Targets (SBT), spesso non riescono ad agire sul proprio impatto ambientale in senso più ampio.
 Il rapporto Now For Nature: The Decade of Delivery evidenzia che il numero di aziende che hanno approvato obiettivi SBT è cresciuto dell´85% lo scorso anno, e include ora le aziende responsabili di un terzo delle emissioni riportate.[ Ciononostante, solo il 16% delle aziende ha obiettivi allineati agli 1,5°C dell'accordo di Parigi, e i progressi sono ancora lenti. Il COVID-19 ha portato un calo del 13% nelle emissioni aziendali riportate, ma non si osservano riduzioni reali. Al netto degli effetti della pandemia di COVID-19, le riduzioni rimangono nell'intervallo del trend pre-pandemico dell'1,5% all'anno - molto al di sotto del 4,2% necessario perché le aziende si allineino al percorso dell'accordo di Parigi verso gli 1,5°C.
Ci sono comunque motivi di ottimismo, con 450 milioni di tonnellate di CO2 considerate come "bloccate" e provenienti da aziende con obiettivi fissati attraverso la Science Based Target initiative (SBTi).
Si osservano inoltre alcuni segnali di accelerazione dei progressi in ambito finanziario. Con un miglioramento annuale del 50%, quasi la metà (44%) delle istituzioni finanziarie europee segnala ora anche le "emissioni finanziate" - cioè quelle legate a investimenti, prestiti e attività assicurative - anche se solo una minoranza (27%), include almeno la metà del proprio portafoglio. Inoltre, un terzo (32%) delle istituzioni finanziarie che divulgano i dati riferisce di aver espressamente incoraggiato le aziende nei loro portafogli fissarsi obiettivi di emissioni in linea con una riduzione di 1,5°C.  Ma il rapporto rileva che le questioni ambientali in senso ampio sono ancora lontane da vedere progressi simili. Gli investitori sono quasi due volte più propensi a valutare i loro portafogli rispetto ai rischi climatici, che non per esempio rispetto al rischio deforestazione (88% vs 46%). 
Meno di un quarto delle aziende con catene di approvvigionamento in paesi ad alto rischio di deforestazione esprime un forte impegno sulla deforestazione zero, e meno della metà di quelle che si approvvigionano di manzo, soia e olio di palma dispone di sistemi completi di tracciabilità. Per quanto riguarda la protezione delle riserve d'acqua, il 77% delle aziende ha riferito di aver ridotto o mantenuto stabili i prelievi d’acqua, ma solo il 14% si è posta l’obiettivo di ridurre l'inquinamento dell'acqua.  
Solo 1 su 20 (5%) delle aziende che condividono con CDP informazioni su clima, foreste e acqua si è posta allo stesso tempo un obiettivo importante sulle emissioni (vale a dire un SBT), uno sulla riduzione dei prelievi di acqua e uno sulle foreste - compresa la deforestazione zero - come da best practice.
Tutto ciò indica una tendenza delle aziende a sottovalutare il loro più ampio - ma significativo - impatto sull’ambiente e la biodiversità.

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