Confindustria e ambiente, convergenza in corso

La rilevanza del Piano Straordinario per l'Efficienza Energetica (PSEE) presentato a settembre da Confindustria sta nella valutazione che fa dei costi diretti e indiretti e degli incentivi e dell'effetto generale su ambiente ed occupazione. "Un piano che avrebbe potuto benissimo essere presentato da un'associazione ambientalista".

Autore: Franco Cavalleri

La rilevanza del Piano Straordinario per l'Efficienza Energetica (PSEE) presentato a settembre da Confindustria, risiede nella valutazione che fa dei costi diretti e indiretti e degli incentivi e dell'effetto generale su ambiente ed occupazione.
"Un piano che avrebbe potuto benissimo essere presentato da un'associazione ambientalista".
A parlare è Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, associazione nata nel 2008 per iniziativa comune di imprese, associazioni di impresa ed esperti dei diversi settori della sostenibilità, con l'obiettivo di favorire il raggiungimento della green economy in Italia.
Ronchi vede il PSEE di Confindustria come una "tappa importante per l'avvicinamento del mondo industriale italiano agli obiettivi del pacchetto dell'Unione Europea 20-20-20 per clima ed energia".
I punti di forza del PSEE vengono così riassunti dal Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile:
una riduzione dei consumi nell'ordine dei 10 Mtep, con 39,4 Mton di emissioni di CO2 in meno; 130 miliardi di investimenti; 238,4 miliardi di nuova produzione industriale; 1.635.000 nuovi posti di lavoro; 16,7 miliardi di incentivi pubblici, spalmati su un arco temporale di 10 anni; 25,6 miliardi risparmiati in costi energetici; 5,2 miliardi di emissioni risparmiate. "Il punto di partenza del PSEE è il piano d'azione vigente per l'efficienza energetica, il PAE, presentato nel 2007, che recepisce la direttiva 2006/32/CE e prevede risparmi per il 9,6%, pari a 10,8 Mtep, prendendo come anno base il 2005".
"I consumi tendenziali energia potrebbero però essere inferiori ai 145 Mtep e quindi anche la riduzione a 135 Mtep, obiettivo richiestoci dall'Unione Europea nell'ambito del programma 20-20-20, potrebbe essere inferiore al 9,6%, a causa dell'impatto della crisi economica".
Almeno un aspetto positivo la crisi potrebbe anche averlo, insomma: raggiungere gli obiettivi imposti da Bruxelles potrebbe richiedere uno sforzo inferiore, anche in termini di costi finanziari.
"Il trend in discesa dei consumi, comunque, è iniziato prima dello scoppio della crisi", ci tiene a chiarire Ronchi.
Il PSEE presenta una stima aggiornata a 145,6 Mtep come consumo tendenziale al 2020: rispetto alla previsione (166,5 Mtep) precedente si tratta di una diminuzione di 21 Mtep. Per raggiungere il traguardo della riduzione del 20% occorre diminuire i consumi di ulteriori 12 Mtep (33 iniziali meno 21 derivanti dalla riduzione delle attività industriali ed economiche a causa della crisi).
Su quali punti il PSEE indica si debba lavorare?
"Trasporto su gomma, motori e inverter, caldaie, illuminazione,l'edilizia, le pompe di calore, gli elettrodometici, sono alcuni dei punti su cui si concentra l'attenzione del PSEE".
Per quanto riguarda il trasporto su gomma, il piano messo a punto dagli industriali prevede l'estensione a tutto il parco-auto del limite dei 100 g/km di CO2, che EU preveda parta obbligatoriamente da 2012. L'impatto di questa misura sulle emissioni dei trasporti va preso in considerazione per quanto riguarda il raggiungimento – o meno – degli obiettivi indicati nel 20-20-20. bisogna poi accelerare il ricambio del parco-autovetture, prendendo sempre come riferimento la necessità di favorire modelli con le minori emissioni di CO2 al chilometro. Viene previsto un impatto economico positivo per 3,2 miliardi, considerando anche le minori entrate per lo Stato derivanti dalle minori accise dovute ai minori consumi di carburante.
Motori e inverter rappresentano un settore relativamente importante: il risparmio energetico previsto è di soli 0,4 Mtep. L'effetto positivo sul sistema economico è però più elevato, nell'ordine di 1,7 miliardi e 244mila nuovi occupati in dieci anni.
Per quanto riguarda le luci, lo stesso Ronchi si dice sorpreso per il livello basso nella sostituzione delle lampadine tradizionali con quelle di nuova concezione. "Il PSEE indica un rapporto tradizionali/a basso consumo pari 86/16. l'obiettivo è rovesciare questo rapporto, arrivando a un 29/71 entro 2020". Questo comporterebbe 1,6 Mtep in meno di consumi e un impatto economico positivo nell'ordine di 4,7 miliardi.
L'edilizia civile è uno dei settori più promettenti, da questo punto di vista. Anche se molto già stato fatto in questi anni. "La riqualificazione energetica del parco residenziale esistente, con gli incentivi del 55%, ha favorito interventi su 3 milioni unità abitative, il 14% dell'esistente. L'impatto economico per le casse pubbliche è stato oneroso, 7,7 miliardi solo parzialmente compensati da risparmi in bolletta e minori emissioni". Difatti, il piano di stabilità per il 2011 ha previsto l'estensione da 5 a 10 anni del periodo di 'spalmatura' di questi incentivi, di fatto dimezzandone il peso per il bilancio pubblico.
Pompe di calore e caldaie possono portare riduzione di 1,3 Mtep e 1,1 Mtep, rispettivamente. "Ci sono ben 18 milioni di caldaie, ma di queste solo 1,8, il dieci per cento, è a compensazione". Anche in questo caso l'impatto economico è negativo, ma ci sono 12mila nuovi occupati. I
l mondo degli elettrodomestici è un altro esempio di grande potenziale: la sostituzione di qualcosa come 20 milioni di elettrodomestici a bassa efficienza con altrettanti dotati di tecnologia allo stato delll'arte, e quindi 'risparmiosi' dal punto di vista dei consumi, è potenzialmente di elevato impatto positivo sul mondo dell'industria.

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