Energie rinnovabili: per fare gli investimenti giusti servono dati corretti

Una ricerca dell'Università di Stanford propone un nuovo metodo per la misurazione delle emissioni inquinanti delle aziende elettriche. Cambierebbero le decisioni sugli investimenti.

Autore: Redazione ImpresaGreen

Sottovalutare o ignorare le emissioni può danneggiare la salute, l'ambiente e accentuare i cambiamenti climatici. È quello che risulta da uno studio del Department of Energy Resources Engineering presso la Stanford's School of Earth, Energy & Environmental Sciences. Gli scienziati hanno stimato l'intensità delle emissioni di anidride carbonica e altri inquinanti atmosferici da un importante distributore di elettricità statunitense. Ne hanno quindi evidenziato le conseguenze chiave, sperando di spingere il Governo a ridurre le emissioni del sistema elettrico.

Tutti puntano a ridurre l'anidride carbonica e altri inquinanti spingendo l'uso di energie rinnovabili, il miglioramento dell'efficienza energetica o l'elettrificazione dei trasporti. Non è chiaro, tuttavia, quali siano gli interventi che offrono i maggiori benefici alla salute e all'inquinamento atmosferico.


Per rispondere a questa domanda, gli scienziati si sono concentrati sul sistema elettrico. Hanno cercato di misurare la quantità di inquinamento prodotta per unità di energia sulla rete elettrica, ossia la cosiddetta intensità delle emissioni. Un sistema di misurazione differente dall'intensità di emissioni medie annue, calcolate sulla media di tutte le centrali durante un anno intero. Con questo metodo tradizionale non si tiene conto del fatto che molti interventi riguardano solo un certo insieme di centrali elettriche. E che questi effetti possono variare in base al periodo dell'anno. Al contrario, usando le emissioni marginali che vengono raccolte su base oraria, e tenendo conto della posizione, si hanno informazioni più precise.

Lo studio si è concentrato su PJM, che produce circa 800 terawattora di elettricità all'anno. Contribuisce per circa il 20 percento delle emissioni del settore energetico statunitense. La scoperta è stata pubblicata sulla rivista di settore Environmental Science & Technology. I dati raccolti mostrano che l'uso di valori medi può indurre i gestori a pensare che un intervento apporti solo la metà della sua efficacia, compromettendo la sua attuazione e i benefici che ne seguirebbero.

I ricercatori sottolineano anche l'importanza di utilizzare stime aggiornate dell'intensità delle emissioni. Mostrano che l'uso di stime annuali non aggiornate può sopravvalutare i danni evitati dal 25 al 35 percento. Priya Donti, dottorando presso la Carnegie Mellon University e co-autore dello studio, spiega che "la rete elettrica sta cambiando rapidamente, ma i dati sull'intensità delle emissioni sono spesso pubblicati con grande ritardo".

Lo studio ha inoltre utilizzato precedenti lavori sulle emissioni marginali per dare indicazioni su dove acquistare energia rinnovabile, in modo da ridurre le emissioni.

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