Una nuova politica industriale per l'innovazione e la ricerca

Una nuova politica industriale, un nuovo modello di filiera, una maggiore integrazione delle aziende italiane nel grande gioco della globalizzazione, attraverso alleanze e accordi di cooperazione con aziende e università dei principali paesi partner, la ricetta del Futuro Fotonico per il rilancio del settore dell'innovazione e della ricerca in Italia.

Pubblicata il: 23/11/2010 10:00

Franco Cavalleri

una-nuova-politica-industriale-per-l-innovazione-e-1.jpgCambiare la politica industriale, puntando su progetti di ricerca e sviluppo più che su capannoni e macchinari. Costruire un nuovo modello di filiera, che sappia coniugare l'attivismo delle imprese di piccola e media dimensione, di cui l'Italia è ricca, con la capacità di fare team e di mettere in gioco grandi risorse delle aziende maggiori. Integrare le aziende italiane nel grande gioco della globalizzazione, attraverso alleanze e accordi di cooperazione con aziende e università dei principali paesi partner.
Sono gli spunti principali usciti da Futuro Fotonico. Il futuro della ricerca e innovazione nelle TLC in Italia: Un'eccellenza mondiale a sostegno di una crescita sostenibile e competitiva, organizzato da Alcatel-Lucent nella sua sede di Vimercate.
L'incontro si è aperto con il riconoscimento, da parte di Adolfo Hernandez, Presidente, Regione EMEA, Alcatel-Lucent, del ruolo e dell'importanza dell'Italia nelle telecomunicazioni. "L'Italia è un mercato importante per gli investimenti nelle telecomunicazioni", ha detto il manager della multinazionale.
"Le capacità dell'Italia in innovazione e telecomunicazioni – ha continuato - sono riconosciute in tutto il mondo, e molti sono gli esempi di tecnologie o soluzioni innovative che sono uscite da questo paese". Hernandez ha chiuso il suo intervento con un auspicio e un invito: "Per noi di Alcatel-Lucent, il futuro ha un accento italiano molto marcato. Cosa serve per costruire un ambiente ideale per la ricerca e l'innovazione? La collaborazione tra aziende, università, amministrazioni, e tutti gli attori eventualmente coinvolti di volta in volta", prima di lasciare il palcoscenico agli ospiti di una tavola rotonda incentrata sull'analisi della situazione dell'innovazione e della ricerca tecnologica in Italia.
"L'l'interrogativo non è quanto l'Italia può fare, ma quanto deve fare", ha esordito Fabio Filocamo, Responsabile per la Ricerca Industriale, MIUR. "Tanti parlano di ricerca, ma pochi ci mettono cuore e risorse", ha affermato il dirigente ministeriale.
Molte le ombre uscite dal qadro della situazione dipinto dal Filocamo: mancano i soldi, mancano le persone, i budget ministeriali al riguardo non ci sono o sono fermi agli anni passati come quantità. Ma anche diverse luci: le valutazioni al 30 luglio, per esempio, segnalano che in molti settori l'Italia ha fatto fino a 4 volte meglio della media europea. A volte non si riescono a erogare tutti i fondi disponibili. "Serve maggiore velocità: la velocità è la base di una buona politica dell'innovazione".
Ma come fare per migliorare la fluidità dei finanziamenti? "Rendendo più efficiente la macchina dell'organizzazione, facendola lavorare meglio. Manca, però, il personale adeguato. Bisogna inoltre cambiare le normative per renderle più snelle". Perché anche in Italia le cose si possono fare, ma "serve il supporto continuo di politici e imprese".
Per Andrea Bianchi, Direttore Generale Politiche Industriali e Competitività, Ministero per lo Sviluppo Economico, occorre puntare sull'enorme patrimonio industriale che abbiamo, il secondo d'Europa per importanza, inferiore solo al quello della Germania. Deve però essere una politica industriale moderna, che punti verso l'innovazione e lo sviluppo. "Diamo ancora troppa importanza ai macchinari e ai capannoni", ha detto Bianchi.
Le filiere ed i distretti industriali sono da rivedere, per Stefano Lorenzi, Presidente e Amministratore Delegato, Alcatel-Lucent Italia. "L'Italia è il Paese delle piccole e medie imprese, d'accordo, ma è grazie alle risorse e alla capacità di fare team delle grandi aziende che si possono fare gli investimenti necessari. Serve una politica della filiera che sappia coniugare l'iniziativa delle piccole aziende con le risorse delle grandi".
Dal punto di vista delle infrastrutture, invece, il manager italiano di Alcatel-Lucent ha rilevato come lo sviluppo del traffico dati – raddoppiato negli ultimi due anni – non sia stato accompagnato da un adeguato sviluppo tecnologico. Questo causa uno sbilanciamento della situazione a favore di chi detiene le reti, che incassano una revenue superiore rispetto a quello che potrebbe essere, proprio a causa della mancanza di una rete adeguata a soddisfare la domanda di traffico dati. Togliendo risorse allo sviluppo industriale.

Cosa ne pensi di questa notizia?