Anie/Aice: gli aumenti nella filiera della plastica rischiano di colpire anche l’industria dei cavi

Il Presidente Bulletti: “La difficoltà di approvvigionamento di materie prime sarebbe un colpo durissimo per la nostra industria, già messa in difficoltà dalla crisi economica.”

Pubblicata il: 10/06/2015 15:13

Redazione ImpresaGreen

Le tensioni che animano la filiera della plastica rischiano di compromettere l’andamento di un’industria come quella dei Cavi e Conduttori Elettrici, già colpita dalla crisi: è l’allarme di ANIE/AICE, l’Associazione che all’interno di Federazione ANIE rappresenta le aziende produttrici di cavi per energia e accessori, cavi per comunicazione e conduttori per avvolgimenti elettrici. La carenza delle materie plastiche in atto sta infatti portando a un insostenibile incremento dei costi di approvvigionamento, che non si può che ripercuotere negativamente anche sui prezzi di vendita del cavo come prodotto finito. 
Dal gennaio 2015, infatti, il ricorso allo stato di forza maggiore, molto diffuso in Europa, ha causato un massiccio fermo impianti che ha coinvolto i produttori di polipropilene e polietilene ad alta e a bassa densità e ha portato a un aumento straordinario dei costi di questi materiali. L’aggravante è che non se ne comprendono le ragioni, vista la mancanza di informazioni specifiche atte a spiegare le cause dello stato di forza maggiore invocato nelle comunicazioni ufficiali. 
L’aumento dei prezzi delle materie prime non accenna ad arrestarsi. Secondo i dati Unionplast (associazione di  Federazione Gomma Plastica di Confindustria), tra gennaio e maggio del 2015 l’incremento del costo delle materie di base di polietilene (LDPE base e LLDPE butene) è stato di oltre il 35%. 
L’aumento dei prezzi del PVC (fonte Camera di Commercio di Milano) invece, sempre nel periodo tra gennaio e maggio del 2015, è stato dell’11%.L’allarme è stato lanciato anche da Europacable, l’associazione europea di riferimento del comparto, che ha definito la situazione deleteria per l’industria dei cavi, perché colpisce il materiale chiave della manifattura. 
Questi rivolgimenti non potranno che influire negativamente sull’andamento dell’industria italiana di cavi e conduttori che ha chiuso il 2014 con un fatturato aggregato di 2,2 miliardi di euro, in calo del 4,5% rispetto a quanto registrato nel 2013. Il fatturato si divide quasi equamente tra fatturato estero (1,17 miliardi di euro, 1-3% rispetto all’anno precedente) e mercato interno (1,11 miliardi di euro di fatturato, con un pesante -7,7% rispetto al 2013).

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