Presentata ICity Rate 2015: la classifica delle città italiane più smart

Milano accelera, Bologna frena, Firenze insegue. Roma scivola al 21esimo posto in un’Italia spaccata in due.

Pubblicata il: 15/10/2015 11:33

Redazione ImpresaGreen

Milano che accelera, Bologna – che però frena – e Firenze che insegue velocemente: sono queste le città più smart d’Italia. Lo rivela ICity Rate 2015: l’indagine annuale - realizzata da FORUM PA con la collaborazione di Openpolis - che stila la classifica delle città italiane sul fronte della smartness, analizzando 106 Comuni capoluogo sulla base di 150 indicatori statistici.
Le tre capolista già nel 2014 confermano la posizione sul podio delle città smart, ma vantano ‘performance’ molto diverse l’una dall’altra’: Milano registra infatti una ulteriore fuga in avanti, Firenze rincorre velocemente e Bologna registra una brusca fermata.
Dopo Roma - infatti- il capoluogo emiliano è la città che in assoluto avanza di meno nei punteggi di ICity Rate rispetto allo scorso anno, tradendo una rendita di posizione che rischia – alla lunga - di non reggere alla competizione delle altre città nella parte alta della classifica che appaiono decisamente più dinamiche.
Il rapporto ICityRate, presentato a Smart City Exhibition (manifestazione europea sulle tematiche dell’innovazione nelle città in programma fino a domani a BolognaFiere), si arricchisce alla quarta edizione con la dimensione legality: un insieme di dodici indicatori puntuali che vanno a misurare il livello di legalità territoriale. Un cambiamento importante ma necessario che porta l’articolazione del lavoro su sette (e non più sei) dimensioni: economy, living, environment, people, mobility, governance e la new entry legality. 
“E’ possibile per una città competere ai diversi livelli nazionali ed internazionali ed assicurare un livello di qualità della vita e del convivere sufficiente in un contesto in cui non sono garantiti i principi di legalità e di sicurezza? Evidentemente no ed il problema, storicamente riferito ad alcune aree specifiche del paese, negli ultimi mesi sta drammaticamente emergendo per la sua pervasività e diffusione anche in territori considerati, fino ad oggi, immuni. – così Gianni Dominici, Direttore Generale di Forum PA e curatore della ricercaspiega la novità della quarta edizione - Dalla lentezza dei processi, agli abusi edilizi, passando per la criminalità organizzata in tutte le sue sfaccettature, molto spesso lì dove la città cerca di evolversi, problemi strutturali interrompono il tutto sul nascere”. 

Roma e Milano le due facce del paese
Spicca il rafforzamento al vertice di Milano (che mantiene la prima posizione e passa dai 623 punti dello scorso anno agli attuali 638). Per Milano, viene confermata la supremazia nelle dimensioni economica, living, people (dove è prima) e la buona posizione sui temi dell’ambiente (dove è 24°), della mobilità (dove il 4° posto in Italia lo ottiene anche grazie alla ciclabilità e alla propensione alla mobilità collettiva), della governance (dove è 12°). Metà classifica, invece, per la dimensione Legality dove il 70° posto in Italia è dovuto, soprattutto, alla diffusione della microcriminalità, al numero di giornalisti minacciati e all’incidenza, in provincia, di comuni commissariati.Roma, invece, mantiene posizione sostanzialmente di vertice per le dimensioni economy (3°), people (9°), living (12°) e mobility (18°) ma perde importanti posizioni in governance (34°), environment (85°) e, soprattutto si posiziona al 97° posto per la variabile legality che la fa scendere alla 21° posizione perdendo ben 9 posti rispetto al 2014. 

Le nuove piccole capitali
La parte alta della classifica di questa edizione non registra grandi scossoni. Da segnalare il ritorno tra le prime dieci di Trento (lo scorso anno 13°) e l’uscita nella top 10 di Ravenna (dal 7° al 13° posto). La prima, premiata soprattutto nelle dimensioni environment e governance (ma con buoni risultati anche in economy e people) la seconda risente di basse performance su alcune dotazioni strutturali (servizi di connessione infrastrutturale, consumo energia, iniziative conferimento rifiuti) ma, soprattutto, risente dei risultati della dimensione legality con gli indicatori relativi alla microcriminalità in città e agli amministratori minacciati. Per il resto, il top della classifica vede confermate ben salde in testa Milano (che aumenta leggermente il vantaggio rispetto alle inseguitrici), Bologna, Firenze e Modena.
Ma quello che più spicca è che anche quest’anno sei delle dieci città al top non sono città metropolitane ma città di medie dimensioni che però vanno a costituire, di fatto, l’ossatura più robusta del nostro sistema urbano. Sono le nuove piccole capitali a volte molto più dinamiche e performanti delle grandi città metropolitane. E non si tratta delle semplice equazione del “piccolo è bello”, basata sui parametri della qualità della vita ma, molto spesso, di risultati che provengono da caratteristiche strutturali importanti.
Ad esempio Modena, la prima città tra le aree non metropolitane, è 4° in assoluto in Italia per performance economiche. Posizione raggiunta grazie al secondo posto, in assoluto, per direzionalità (Imprese con 250 addetti o più per 10.000 imprese), il 4° posto per internalizzazione produttiva, il 5° per comportamenti innovativi (imprese start up innovative e contratti di rete per 10.000 imprese). Ma, non solo questo.  Modena è 4° in Italia per la cura dell’infanzia (Indice presa in carico asili nido), 3° per assistenza anziani, 4° per ciclabilità, 3° per partecipazione elettorale, 4° per propensione all’associazione (Numero adesioni ad associazioni e reti di amministrazioni).  

Quale futuro per le città metropolitane?
Al vitalismo delle città intermedie si contrappone la realtà articolata e contraddittoria delle grandi città italiane baricentro delle 14 aree metropolitane, che dovrebbero costituire lo scheletro urbano del paese. A Milano, Bologna, Firenze, Venezia e Torino raggruppate nelle prime 11 posizioni seguono le altre nove ben distanziate con Roma in 21° posizione, Genova al 29° e poi le città del Sud con Cagliari in 60° posizione, evidenziando grandi squilibri tra una realtà e l’altra. Tra Reggio Calabria, ultima in classifica, e la primatista Milano ci sono ben 383 punti di stacco, che ribadiscono purtroppo le contraddizioni interne al Paese 

Il Sud
La lettura territoriale ci ripropone la ben nota dicotomia Nord-Sud. La prima città del mezzogiorno in classifica si conferma, anche quest’anno, Cagliari in 60° posizione, che ‘soffre’ per consumo di energia elettrica, dispersione della rete idrica, accessibilità terrestre, partecipazione elettorale e mancanza di strumenti di pianificazione ambientale (le 5 performance peggiori del capoluogo sardo).  Al contrario, le variabili su cui eccelle sono l’incidenza del verde urbano, la propensione alla mobilità collettiva, l’offerta di trasporti pubblici locali, l’attivismo del non profit sui social network.
Rimane però, di fondo, un Sud complessivamente in ritardo sia sulle variabili standard sia su quelle legate all’innovazione. Elemento positivo, in questo contesto, il dinamismo degli ultimi anni registrato in alcune città.
Ad esempio Lecce è la città che in Italia ha registrato un maggior incremento in assoluto nell’ultimo anno guadagnando - in questa edizione - 68,4 millesimi che le hanno permesso di guadagnare 5 posti in classifica (tanto per fare un paragone Milano, nello stesso arco temporale, ne ha guadagnati 14,9). La città pugliese ha le sue performance migliori nel tasso di imprenditorialità (7° in Italia), nella diffusione di connessione tra le imprese, nell’ impegno nel monitoraggio dell’aria, nella fluidità della mobilità territoriale (ovvero la percentuale di occupati che impiegano fino a 30 minuti per raggiungere il posto di lavoro), nell’offerta di mobilità alternativa.Un dinamismo circoscritto a pochissime città del Sud, che fa però sperare per il futuro immediato.
Seguono Pescara al 62° e L’Aquila al 64°, che insieme a Chieti e Bari costituiscono la fascia più avanzata del Mezzogiorno. Napoli è solo 80esima, Matera – capitale della Cultura 2019 – è 77esima, Crotone è fanalino di coda. 

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