EURepack: con gli imballaggi riutilizzabili meno rifiuti e più economia circolare

Al convegno organizzato da EURepack si è formata “R1-Reuse”, la rete del riuso, con il duplice obiettivo di ottenere una regolamentazione europea che riconosca ufficialmente il valore sostenibile del riutilizzo e di colmare il circularity gap.

Pubblicata il: 16/05/2018 15:31

Redazione ImpresaGreen.it

EURepack, il consorzio italiano di aziende che promuovono l’imballaggio riutilizzabile, ha presentato “R1-Reuse”, la rete europea per il riutilizzo formatasi con l’obiettivo specifico di accreditare maggiormente il tema del riuso a livello di istituzioni comunitarie e di opinione pubblica.Nell’ambito del convegno intitolato appunto “R1-Reuse, la rete europea per il riutilizzo” è stata analizzata la funzione strategica del RIUTILIZZO come modello sostenibile per definizione.
“Affiancata da ricercatori, consorzi e lobby internazionali, nonché da aziende italiane ed europee che incentrano il proprio business sul riuso, EURepack ha mostrato come i sistemi d’imballaggio riutilizzabili non generino rifiuto e si inseriscano in una catena virtuosa di valore per l’economia circolare” ha affermato Carlo Milanoli, presidente di EURepack. “In una società in gran parte basata sull’obsolescenza programmata delle merci il nostro consorzio vuole sottolineare come esistano dei modelli di business basati sui sistemi di imballaggio riutilizzabili che propongono un’alternativa reale ed efficace al problema ecologico e che necessitano di maggiore riconoscimento a livello di istituzioni comunitarie e di opinione pubblica”.
Lo studio sul riutilizzo degli imballaggi in Italia commissionato da CONAI al Politecnico di Milano ha evidenziato che in Italia sono presenti ben 38 diverse declinazioni del riutilizzo, suddivise tra le seguenti tipologie: 37% plastica, 24% acciaio, 18% legno, 11% alluminio, 5% vetro e 5% carta e cartone. Uno dei settori di utilizzo principale è quello del food&beverage, dove giocano un ruolo importante nel comparto ortofrutticolo le cassette in plastica gestite da società di pooling. La valutazione tramite metodologia LCA (Life Cycle Assessment) degli impatti ambientali del ciclo di vita di varie tipologie di imballaggi ha evidenziato come l’impatto ambientale dovuto al processo di rigenerazione ad ogni ciclo sia generalmente modesto rispetto a quello associato alla produzione dell’imballaggio stesso e sia associato prevalentemente al trasporto dall’utilizzatore all’impianto di rigenerazione e alla gestione dei residui rimasti nell’imballaggio. Questo suggerisce l’importanza di una corretta dislocazione sul territorio degli impianti di rigenerazione e il ruolo dell’utilizzatore nella circolarità dell’imballaggio.
Anche il consorzio spagnolo del riuso Areco (Asociación de Operadores Logísticos de Elementos Reutilizables Ecosostenibles) ha promosso uno studio sui vantaggi economici ed ambientali della cassetta riutilizzabile in plastica realizzato con l’UNESCO e l’Universitat Pompeu Fabra di Barcellona. In un primo abstract dei risultati derivanti dal confronto tra contenitori di plastica riutilizzabili e i tradizionali monouso in cartone risulta che questi ultimi in Spagna abbiano un indice di riciclo dell’80%, a fronte del 100% delle cassette riutilizzabili in polipropilene e polietilene. Si stima che le cassette di plastica abbiano un ciclo di vita che va dai 10 ai 15 anni, e che vengano impiegate a rotazione per 10 volte all’anno. Viceversa, il contenitore di cartone monouso, una volta utilizzato, deve essere avviato agli impianti di riciclo. 
Partendo dai dati relativi al consumo di pizza in Italia la bresciana Michelangelo Metal Box ha notato che le pizze da asporto ordinate annualmente ammontano a 1,6 miliardi, con uno spreco di circa 2 milioni di cartoni al giorno. L’azienda ha così inventato e brevettato il contenitore in alluminio riutilizzabile per pizza da asporto, che mantiene inoltre inalterato il sapore e la temperatura. Tale recipiente può essere impiegato fino a 10 volte e rigenerato sprecando minor energia rispetto al cartone.
Dall’esigenza di confezionamento delle zucche della Fellini Patrizio è partita la ricerca per un imballaggio innovativo ed ecologico: la Fellybag, una borsa elastica, robusta, lavabile e riciclabile che risolve la problematica degli shopper usa e getta. Il riuso di questa borsa è potenzialmente illimitato, e per questo la Fellybag è in esame presso il Ministero dell’Ambiente e Federdistribuzione. La società finlandese RePack ha creato un sistema di imballaggi riutilizzabili con materiali riciclati ideale per gli acquisti online.  Le aziende che aderiscono al sistema addebitano una cauzione sul packaging che viene restituita una volta che, dopo aver ricevuto la merce, il cliente rispedisce al mittente l’imballaggio. Le buste di RePack possono essere riusate almeno 20 volte: uno studio LCA ha stimato che la loro impronta ecologica è del 50% inferiore rispetto ad equivalenti versioni monouso.
Secondo i dati di Circle Economy esiste un circularity gap: ovvero, solo il 9% dell’economia mondiale è circolare. Occorre pertanto valorizzare i materiali che sono già comunemente impiegati, visto che anche in Italia gli imballaggi costituiscono il 35-40% in peso, ed il 55-60 % in volume, dei rifiuti solidi urbani che si producono ogni anno.
In conclusione Carlo Milanoli a nome di Eurepack, ha ribadito:” I contenitori riutilizzabili sono il futuro, l’unica vera risposta alle esigenze dell’economia circolare. Intendiamo garantire il massimo impegno per allargare e sviluppare la rete europea del riutilizzo che abbiamo identificato, promuovendo e collaborando ad iniziative comuni che accreditino maggiormente i sistemi di imballaggio riutilizzabile. Ci appelliamo pertanto ad aziende ed enti istituzionali italiani e comunitari affinché dialoghino col nostro consorzio e lavorino con noi per stabilire definizioni precise e normative atte a valorizzare l’operato dei nostri consorziati ed a riconoscere il modello operativo da essi proposto come tra i migliori possibili nel mercato attuale”. 

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