Quanti mezzi elettrici da cantiere esistono oggi? E perché non vengono scelti dal mondo edile? Semplice: o costano troppo o non vengono considerati per via dei cicli operativi molto pesanti, sottolinea Alberto Stecca, CEO di Silla Industries, azienda padovana produttrice di wallbox e punti di ricarica per veicoli elettrici
Il nuovo Fleet Sustainability Ranking by Industry 2025 di Ayvens fotografa una transizione con luci ed ombre. Da una parte, le emissioni medie di CO₂ delle flotte aziendali europee sono scese del 25% dal 2022 a oggi, dall'altra i numeri italiani raccontano una storia più complicata.
La diminuzione delle emissioni c'è (-11%) ma non tutti i settori sono sulla stessa lunghezza d'onda, alcuni addirittura in controtendenza con un amento delle stesse. Un'anomalia che vale la pena leggere con attenzione, soprattutto in un momento in cui la mobilità sostenibile è oggetto di critiche e ripensamenti continui.
"Il meno 25% è un dato che dà speranza e che segnala che, nonostante le numerose critiche, molto si sta muovendo", osserva Alberto Stecca, CEO di Silla Industries, azienda padovana produttrice di wallbox e punti di ricarica per veicoli elettrici. "Soprattutto ci dice che le aziende di tutta Europa, quando devono scegliere, scelgono l'elettrico. Ma in Italia il quadro è come sempre differente e più complesso."

Il gap italiano, secondo Stecca, si spiega con due fattori ricorrenti quando si parla di transizione energetica nel nostro Paese: infrastruttura e costo di ingresso. Dotare i dipendenti di vetture elettriche significa sommare il costo di acquisto o noleggio della flotta elettrica, già rilevante, con quello di installazione di colonnine di ricarica in sede. "Per le PMI, di cui è costellata l'Italia, potrebbe essere un costo al momento non sostenibile", aggiunge. Non a caso il settore che il report premia come più virtuoso, il farmaceutico, passato dal 2% al 18% di veicoli BEV in due anni, è anche quello con la maggiore capacità strutturale di sostenere un cambiamento di questa portata. "Non tutte le aziende partono dalla stessa posizione", sintetizza Stecca.
È su questo punto che il report Ayvens lascia intravedere solo una parte della storia. Il dato sull'edilizia, che va in controtendenza rispetto al resto del mercato, non sorprende chi conosce da vicino il settore: "Secondo dati ANFIA, in Italia nel 2025 sono stati immatricolati circa 600 camion elettrici in tutto. Lo 0,3% del mercato. Il restante 98% è diesel e nel segmento cantiere, in modo specifico, le immatricolazioni sono quasi tutte a gasolio". Una distanza che si spiega anche con le abitudini operative di un comparto che lavora con cicli di vita dei mezzi molto più lunghi rispetto ad altri settori: "L'imprenditore edile medio usa, per la propria attività, mezzi con dieci, quindici, vent'anni di vita."
Stecca pone però una domanda che assume un peso particolare "Quanti mezzi elettrici da cantiere esistono oggi? E perché non vengono scelti dal mondo edile? Semplice: o costano troppo o non vengono considerati per via dei cicli operativi molto pesanti." La conclusione è un invito a guardare oltre i numeri delle flotte aziendali "da colletti bianchi": "Finché la transizione si misura solo sulle auto aziendali, i numeri sulla transizione della mobilità faranno fatica ad impennarsi."
Un'affermazione che, più che una critica, è una mappa di dove si giocherà davvero la prossima fase della decarbonizzazione dei trasporti in Italia e in Europa, nei segmenti pesanti e operativi, finora rimasti ai margini del racconto sulla mobilità sostenibile.
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