L'indagine Comieco rivela: i 18-30enni sono i campioni dell'asporto, ma l'incertezza sul riciclo porta spesso all'errore.
Il volto dei consumi alimentari in Italia sta cambiando rapidamente e i giovani tra i 18 e i 30 anni ne sono i protagonisti assoluti. Secondo l'ultima indagine Ipsos Doxa per Comieco, il 73% di questa fascia d'età utilizza regolarmente il food delivery (contro una media nazionale del 49%), mentre l'80% predilige il take-away. Questa propensione verso i consumi "on-the-go" e a domicilio comporta però una gestione massiccia di imballaggi in carta e cartone, portando con sé un paradosso: la generazione più sensibile ai temi ambientali è anche quella che nutre più dubbi sulla corretta raccolta differenziata.
L'incertezza è diffusa: pensate che solo il 4% degli italiani dichiara di non avere mai dubbi su dove buttare i contenitori del cibo. Tra i giovani, il 36% ammette di non sapere con certezza come gestire il classico cartone della pizza, un dato superiore alla media nazionale. I principali "nemici" del riciclo corretto sono tre:
Carta oleata o plastificata (spesso scambiata per semplice carta).
Carta e cartone sporchi di cibo (che possono contaminare l'intera raccolta).
Imballaggi poliacoppiati (composti da più materiali difficili da separare).
In presenza di dubbi, la comodità tende a prevalere sul rigore: l'85% dei giovani ha ammesso di aver usato il bidone dell'indifferenziato per fretta, e il 94% sceglie il secco residuo quando non è sicuro della destinazione dell'imballaggio. Tuttavia, non mancano i segnali positivi: il 40% dei ragazzi cerca attivamente informazioni online o sulle etichette dei prodotti prima di conferire il rifiuto.
Questo scenario sottolinea la necessità di nuove strategie di comunicazione. Per rendere la transizione ecologica davvero efficace, non basta produrre imballaggi sostenibili; occorre educare i nuovi consumatori a riconoscere i materiali e a gestire correttamente il post-consumo, trasformando il momento del pasto in un'occasione di reale economia circolare.
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