Bonificati 15.000 mq di coperture nocive a Pradamano e Villotta di Chions. L'intervento garantisce energia pulita per mille famiglie senza consumo di suolo.
Il Friuli-Venezia Giulia accelera verso una transizione ecologica concreta grazie alla recente attivazione di due nuovi poli solari firmati Sunprime nelle province di Udine e Pordenone. L’operazione, completata nel corso del mese di marzo, ha permesso di connettere in rete una potenza complessiva di quasi 2,4 MWp, ma il dato più rilevante riguarda la profonda opera di risanamento ambientale che ha accompagnato la costruzione degli impianti. Attraverso una bonifica capillare, sono stati infatti rimossi 15.000 metri quadrati di amianto dai tetti di storici stabilimenti industriali, portando allo smaltimento certificato di ben 240 tonnellate di materiale pericoloso.
Questo intervento dimostra come sia possibile trasformare una criticità del passato in una risorsa strategica per il territorio. A Pradamano, presso la Comfer Spa, la superficie è stata completamente risanata per ospitare una struttura da oltre 1.341 kWp, mentre a Villotta di Chions la bonifica ha riguardato la ditta Greguol, dove è entrato in funzione un impianto da 977 kWp. L’intero processo è stato gestito internamente da Sunprime, che si avvale di un team certificato e iscritto allo Sportello Amianto Nazionale, garantendo così una tracciabilità totale e il rilascio di certificati ufficiali che sollevano le aziende e la comunità da un peso ambientale non più sostenibile.
Il beneficio per la collettività è immediato e tangibile, poiché i due siti produrranno annualmente circa 2.778 MWh di energia pulita, una quantità in grado di soddisfare il fabbisogno elettrico di circa 1.000 nuclei familiari secondo i parametri medi di consumo. Un aspetto fondamentale di questa iniziativa è la salvaguardia del paesaggio e della biodiversità, dato che l'intera installazione è avvenuta esclusivamente su coperture industriali preesistenti, senza comportare il consumo di alcun metro quadro di suolo agricolo. In questo modo, superfici che per decenni hanno rappresentato un rischio per la salute sono diventate oggi il motore di un'economia circolare che mette al centro la responsabilità verso il territorio e l'indipendenza energetica.
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