Rifiuti, Confartigianato Veneto: analisi da rifare

Confartigianato Imprese Veneto stima in 55mila le imprese sottoposte "all’ennesimo costo assurdo".

Pubblicata il: 04/09/2015 10:20

Redazione ImpresaGreen

Da giugno sono cambiate le regole per la classificazione dei rifiuti e adesso Confartigianato Veneto lancia l’allarme costi. Molte imprese infatti sono costrette a verificare se per i loro scarti devono essere modificati i codici e le classi di pericolosità a cui appartengono.
“In pratica il rifiuto è sempre il medesimo- denunciano dall’Ufficio Ambiente di Confartigianato Veneto- ma le imprese devono sostenere nuovi costi. E’ incredibile che con poche modifiche della normativa comunitaria si sia messo in moto un meccanismo che porterà ad una spesa enorme per le aziende. Siamo convinti che in termini di effettivo corretto smaltimento o recupero dei rifiuti non cambierà nulla rispetto alla situazione precedente”.
In effetti, stimando che le imprese artigiane venete, soggette all’effettuazione di queste analisi, siano 55.000 (su 133.000), e per ognuna di esse debbano essere effettuate analisi chimiche anche solo per tre rifiuti (per una media di 200 euro a singola analisi), si arriva a un costo complessivo di circa 33.000.000 euro.
“Si tratta di una cifra enorme che viene sottratta alle imprese. Tutto questo ci lascia a dir poco perplessi – denunciano da Confartigianato-. Inoltre, nessun ente si assume la responsabilità di dare indicazioni su quali sono le classi di pericolosità dei singoli rifiuti (neppure i consorzi obbligatori nazionali di recupero – come ad esempio quelli per l’olio minerale e le batterie) quindi alle imprese non rimane che effettuare in proprio le analisi chimiche. Perciò avremo oltre 6mila “falegnami” che faranno fare l’analisi chimica ad altrettanti barattoli vuoti di vernice; 2mila carrozzieri che faranno 2mila analisi chimiche dei loro barattoli vuoti di vernice, dei filtri usati della cabina; quasi 13.000 aziende della metalmeccanica che faranno 13.000 analisi chimiche per l’olio minerale, e così via”. E bisognerà pure aggiornare le analisi, perché “vengono “tenute buone” per un anno o due. Siamo d’accordo che dobbiamo gestire correttamente i rifiuti fin dalla loro produzione, ma va trovato un sistema per ridurre i costi superflui alle imprese”.
Una complicazione burocratica ed un esborso economico del tutto inutili. Sarebbe bastato ad esempio, che Regione, quel che resta delle Provincie o, ancora meglio, lo stesso Ministero dell’Ambiente, avessero sistemato in automatico le classi di pericolosità dei rifiuti. In realtà tutti sostengono che non si può fare.
Confartigianato lancia una controproposta: “Facciamo le analisi solo se dalla scheda di sicurezza dei prodotti utilizzati e dall’analisi del ciclo di lavoro non è possibile attribuire la classe di pericolosità al rifiuto. Non obblighiamo a ripeterle se non cambia il processo produttivo o la materia prima dalla quale si origina il rifiuto. Su questo ci batteremo nei prossimi mesi per modificare la legge”

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