assoRinnovabili e Assoelettrica dicono no ai sovracanoni BIM

assoRinnovabili e Assoelettrica chiedono la soppressione della norma in discussione "per iniziare invece un serio processo di revisione e alleggerimento del peso di canoni, sovracanoni e balzelli vari".

Pubblicata il: 22/09/2015 11:16

Redazione ImpresaGreen

"Il prospettato aumento da 22.88 €/kW a 30,40 €/kW dei sovracanoni dovuti dai piccoli impianti idroelettrici ai Comuni dei Bacini Imbriferi Montani (BIM), contenuto nel Collegato Ambientale alla Legge di Stabilità 2014, sta purtroppo per diventare realtà, con un impatto che sarà disastroso per molti impianti. Infatti, se la norma in uscita dalla Commissione Ambiente dal Senato verrà approvata definitivamente, un piccolo impianto idroelettrico senza incentivi e senza prezzi minimi garantiti (cioè la maggior parte dei soggetti interessati) arriverà a pagare canoni e imposte indirette per valori vicini al 30% del fatturato" affermano in un comunicato congiunto assoRinnovabili e Assoelettrica.
“Non sono stati sufficienti - commenta Agostino Re Rebaudengo, Presidente di assoRinnovabili - i continui aumenti che hanno portato questa tassa dalle 1.300 lire/kW del 1953 agli attuali valori. Oggi si vuole addirittura cancellare la norma introdotta nel 2010 che, con senso di equità, aveva risparmiato le piccole derivazioni da un significativo aumento di sovracanone in ragione del "minor consumo di territorio".
“Tale aumento - conclude Chicco Testa, Presidente di Assoelettrica - comporterebbe un forte rischio che gli stessi produttori idroelettrici riducano al minimo manutenzione e rinnovo degli impianti o addirittura cessino l’attività con significativi impatti negativi in termini di occupazione e ricchezza delle comunità locali, in controtendenza rispetto alla filosofia con la quale vennero introdotti i sovracanoni BIM”.
"A ciò si aggiunga che si intende eliminare il presupposto giustificativo dell’applicazione del maggior canone, attualmente legato alla prosecuzione degli interventi infrastrutturali da parte dei comuni. In questo modo i maggiori oneri per gli operatori appaiono slegati da qualsiasi giustificazione razionale visto che sono dovuti a prescindere dagli interventi da parte dei comuni montani, diventando di fatto un mero aumento di imposizione fiscale su un’attività produttiva che già contribuisce con vari canoni ed imposte locali allo sviluppo del territorio, oltre che con le attività d’impresa in uno scenario peraltro depresso dei prezzi dell’energia all’ingrosso" evidenziano le associazioni nel comunicato.

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