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Dalla depurazione delle acque, fertilizzanti organici per contrastare la desertificazione del suolo

Il recupero dei residui delle acque reflue è un perfetto esempio di economia circolare. Il gruppo Valli sposa la sostenibilità ambientale e sostiene il rapporto "L'Italia del riciclo" 2018-

Redazione ImpresaGreen

Fertilizzante rinnovabile, materiale a matrice organica che, oltre all'apporto di nutrienti, migliora la struttura fisica del suolo e facilita la conservazione dell'acqua, un modello virtuoso di economia circolare. È il prodotto che si ottiene da quelli che comunemente vengono definiti "fanghi", residuo solido della depurazione delle acque reflue.
L'azienda Valli sposa appieno il rispetto per l'ambiente, per il suolo in particolare, e sostiene il rapporto "L'Italia del riciclo" 2018, realizzato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile e da Fise Unire. Domani, 19 dicembre, la presentazione a Roma. 
Gli impianti che recuperano le sostanze organiche estratte durante la depurazione delle acque reflue eseguono trattamenti sottoposti a severi controlli interni ed esterni. I prodotti che derivano da questo processo sono fertilizzanti rinnovabili, come ad esempio i gessi di defecazione, impiegati in agricoltura per arricchire il terreno di preziose sostanze organiche, che aiutano anche a combattere il fenomeno di desertificazione del suolo. 
Ogni anno in Italia 233 milioni di metri cubi di acque reflue vengono trattati dai depuratori per recuperare l'acqua, risorsa preziosa, e reimmetterla nel ciclo vitale. Nella nostra Penisola sono attivi 17.897 impianti di depurazione delle acque reflue urbane (fonte Istat, 2015), che servono circa 35 milioni di abitanti. Ogni anno vengono prodotti quasi 2,9mln di tonnellate di residui della depurazione (fonte Ispra 2015).
Per garantire la tutela delle acque, il sistema nazionale di depurazione deve coprire in breve tempo anche i Comuni che ne sono attualmente sprovvisti. In 342 Comuni italiani è ancora assente il servizio di depurazione delle acque reflue urbane (fonte Istat, 2015). 
È auspicabile che i terreni italiani a rischio di desertificazione ritornino al proprio stato di fertilità. La tendenza all'impoverimento è evidente: tre studi condotti nel 1999, 2005 e 2008 attestano una crescita drammatica del rischio. Da una percentuale del 5% delle aree sensibili (1999) si sale, nel 2008, al 32,5% (sensibilità alta) e 26,8% (sensibilità media). Il fenomeno interessa quasi tutte le Regioni, incluse le aree del Centro-Nord, con valori allarmanti al Sud (in Sicilia il 70% del territorio). 

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Pubblicato il: 18/12/2018

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