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Analisi ENEA 2025: l'Italia al palo tra emissioni stabili e obiettivi lontani

La transizione energetica nazionale rallenta: pesano i prezzi elevati, le criticità geopolitiche e un forte ritardo su rinnovabili e decarbonizzazione.

Redazione ImpresaGreen

L’ultimo rapporto ENEA sul sistema energetico nazionale dipinge il ritratto di un’Italia energeticamente immobile. Nel 2025, sia i consumi che le emissioni di CO2 sono rimasti ancorati ai valori dell’anno precedente, un segnale di stasi che preoccupa gli esperti. Nonostante una lieve flessione registrata nei primi mesi del 2026, il Paese fatica a imboccare la strada della decarbonizzazione profonda richiesta dall’Europa. La quota di fonti rinnovabili sui consumi finali è cresciuta solo dell'1%, fermandosi poco sopra il 20%, una cifra significativamente inferiore al 25% previsto dal PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima).

Il quadro dei consumi per fonti evidenzia dinamiche contrastanti: se da un lato crolla l’uso del carbone (-16%), ormai ai margini della generazione elettrica, dall'altro aumenta il consumo di gas naturale (+2%), spinto da un inverno rigido e dalle necessità delle centrali termoelettriche. Particolarmente critica è la situazione nei trasporti, dove il petrolio non accenna a diminuire e le rinnovabili coprono solo il 10% del settore, contro il 15% fissato dagli obiettivi. Questa divergenza tra realtà e programmazione ha portato l'indice ISPRED di ENEA (che misura sicurezza, prezzi e decarbonizzazione) a un nuovo minimo storico, con un crollo del 30% rispetto al 2024.

A complicare il panorama intervengono i prezzi dell'energia, che restano sensibilmente più alti rispetto ai livelli pre-2022. Lo spread elettrico tra la borsa italiana e i mercati europei (Germania, Francia e Spagna) rimane elevatissimo, penalizzando la competitività del sistema. A ciò si aggiunge l'instabilità geopolitica: la crisi in Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz hanno innescato una nuova fiammata dei costi per le importazioni di greggio e GNL. Solo nel marzo 2026, l'Italia ha dovuto sostenere extracosti stimati in oltre un miliardo di euro per l'acquisto di energia dall'estero.

Infine, l'analisi ENEA getta una luce sul mercato delle tecnologie low carbon. Sebbene il deficit commerciale complessivo sia leggermente migliorato grazie al boom di esportazioni di veicoli ibridi plug-in (diretti soprattutto verso gli USA), il saldo rimane fortemente negativo per il fotovoltaico e i veicoli elettrici puri. Per rimettersi in carreggiata verso i target del 2030, l'Italia dovrebbe ridurre le proprie emissioni del 6% ogni anno per i prossimi cinque anni, una sfida che, alla luce dei dati attuali, appare estremamente complessa.



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Pubblicato il: 15/04/2026

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