Dall'Istituto Italiano di Tecnologia, la spugna nanotech che pulisce l'acqua

La spugna può essere utilizzata anche per ripulire l'acqua in seguito ad incidenti navali o industriali, che hanno causato il riversamento di sostanze oleose, come il petrolio.

Pubblicata il: 25/07/2012 09:05

Redazione GreenCity

Un materiale nanotecnologico che assorbe gli olii e respinge l'acqua: è stato ideato dai ricercatori dell'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e utilizzato nella creazione di una spugna capace di assorbire gli olii separandoli dall'acqua e manovrabile con campi magnetici, fornendo così una nuova soluzione al problema dell'inquinamento idrico.
Il nuovo materiale è descritto nell'articolo "Magnetically driven floating foams for the removal of oil contaminants from water" pubblicato dalla prestigiosa rivista dell'American Chemical Society ACSNano, ed è stato ideato dal gruppo Smart Materials coordinato dalla Dott.ssa Athanassia Athanassiou e dalla Dott.ssa Despina Fragouli, al Center for Biomolecular Nanotechnologies (CBN) dell'Istituto Italiano di Tecnologia a Lecce.



La nuova spugna è realizzata con materiali economici e processi nanotecnologici facilmente riproducibili su scala industriale. Il materiale di base è, infatti, la schiuma di poliuretano, un polimero comunemente usato per il confezionamento degli imballaggi e per l'isolamento termico, il quale, trattato con nanoparticelle di ossido di ferro e di politetrafluoroetilene (noto in commercio anche come Teflon), acquisisce proprietà magnetiche, superidrofobiche e superoleofile. 
Il trattamento del poliuretano avviene in due fasi principali. Nella prima fase la schiuma viene bagnata con una soluzione contenente nanoparticelle magnetiche di ossido di ferro; grazie all'assorbimento della soluzione, le nano particelle si dispongono all'interno della struttura porosa del polimero, agganciandosi debolmente al reticolo molecolare.
La seconda fase consiste nel deposito delle particelle di politetrafluoroetilene sulla superficie della spugna, che si realizza spalmando polvere di Teflon con una paletta metallica fatta strofinare ripetutamente - il deposito avviene, cioè, sfruttando l'effetto triboelettrico. Tale trattamento rende il materiale capace di assorbire una quantità di sostanza oleosa fino a tredici volte il suo peso.

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