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Back Market i prodotti ricondizionati aiutano davvero il clima e l’ambiente

Secondo i dati Back Market, nel 2019 con gli acquisti sul marketplace sono state evitate l’emissione di 47.000 tonnellate di CO2, l’estrazione di 352.000 tonnellate di materie prime, la produzione di 450 tonnellate di rifiuti elettronici 

Redazione ImpresaGreen

Back Market dà i numeri: quelli relativi agli acquisti effettuati nel 2019 sulla propria piattaforma di e-commerce, il marketplace che offre accesso a migliaia di prodotti tecnologici ricondizionati da professionisti certificati. Questi prodotti hanno evitato l’emissione di 47 mila tonnellate di CO2, l’estrazione di 352 mila tonnellate di materie prime e la produzione di 450 tonnellate di rifiuti elettronici.
Sono dati impressionanti che testimoniano in modo evidente come l’adozione di dispositivi ricondizionati rappresenti non solo una scelta di convenienza, perché consente di ottenere la stessa qualità del nuovo con un risparmio tra il 30% e il 70%, ma anche un contributo ragguardevole alla riduzione dell’impatto ambientale di produzione e smaltimento di prodotti elettronici quali smartphone e computer”, dichiara Simone Marchiori, Marketing Manager di Back Market Italia.
ricondizionamento

Attenti al digitale
Già in fase di produzione i dispositivi sono responsabili di metà delle emissioni di carbonio derivanti dal settore digitale (che rappresenta il 4% delle emissioni globali).Non solo. Per ottenere i 130 grammi di minerali e metalli rari necessari per la produzione di uno smartphone devono essere estratti e distrutti, in media, 44 kg di roccia, con un impatto considerevole sugli ecosistemi. L’attività estrattiva, in particolare, influisce in maniera drammatica sul consumo delle risorse idriche: occorrono in media 1.000 litri di acqua dolce per produrre uno smartphone e 1.500 litri per produrre un computer. Ma i pericoli sono anche in termini di salubrità: la produzione di oro, ad esempio, rilascia cianuro e mercurio che finiscono nei fiumi, mentre per produrre una tonnellata di neodimio (il materiale raro che fa vibrare i nostri telefoni) vengono contaminati da sostanze tossiche 75.000 litri di acqua. In aggiunta, uno smartphone medio è composto per circa il 40% da plastica, spesso miscelata con altri prodotti chimici che rendono i dispositivi solo parzialmente riciclabili. E anche il loro smaltimento a fine vita rappresenta un grave problema: nel 2019, infatti, sono stati generati oltre 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici (quasi 6 tonnellate all'ora), con una previsione di 74 milioni di tonnellate nel 2030. Solo il 17,4% di questi rifiuti carichi di sostanze tossiche (come arsenico, mercurio e cadmio) viene adeguatamente raccolto e riciclato, mentre larga parte finisce nelle discariche illegali con conseguenze disastrose per la salute umana e ambientale. 

E' necessario cambiare le abitudini
Troppo diffusa è l’abitudine di sostituire gli smartphone quando ancora funzionanti. Se l'obsolescenza programmata li rende incompatibili con l'aggiornamento delle funzionalità o inutilizzabili a causa dell'usura di alcuni componenti non sostituibili, l'obsolescenza percepita ne determina una cospicua perdita di valore solo perché passati di moda. L’acquisto di un prodotto ricondizionato, come dimostra l’esperienza di Back Market, pone invece un freno alla sovrapproduzione di elettrodomestici e rifiuti. Naturalmente anche il prodotto ricondizionato ha un impatto sull'ambiente, legato ad esempio al suo trasporto o all'eventuale sostituzione di alcune parti, ma è in media tre volte inferiore a quello della produzione di un nuovo dispositivo: il ricondizionamento richiede infatti 4-10 kg di materie prime rispetto ai 44 kg necessari per la produzione di un nuovo device, abbattendo inoltre l’emissione di CO2 da 56 a 11 kg.

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Pubblicato il: 25/09/2020