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Agricoltura: con il biochar si potrebbero risparmiare 45milioni di Co2 all’anno in Italia

Durante il simposio saranno posti in evidenza gli ultimi studi, le ricerche e le sperimentazioni riguardanti il Biochar.

Redazione ImpresaGreen

Il 17 e il 18 gennaio, la sede della fondazione Minoprio ospiterà a Vertemate con Minoprio in provincia di Como, il “1° Simposio Mediterraneo sul Biochar”, fertilizzante/ammendante capace di aumentare la fertilità del suolo, sollevare la produttività agricola e ridurre la pressione sui boschi.
Il Biochar è un solido stabile, ricco di carbonio, il cui processo di produzione può fornire gas combustibile utilizzabile a scopo energetico e restituisce carbone vegetale, con proprietà che lo rendono interessante sia per l’agricoltura quanto per l’ambiente.
Il biochar, carbone creato dalla pirolisi della biomassa, potrebbe rappresentare una nuova tecnica per gestire i residui vegetali (inclusi gli scarti di lavorazione del legno), in alternativa alla combustione (che produce immediatamente grosse quantità di CO2), all'interramento dei residui secchi e anche al compostaggio, da cui si origina humus stabile destinato però alla progressiva decomposizione nel giro di alcuni anni.
Per Franco Miglietta, ricercatore dell'IBIMET-CNR e presidente dell’Associazione Italiana Biochar (ICHAR), che si occupa del processo di riconoscimento del biochar quale ammendante del suolo, al fine di permetterne l’utilizzo (oggi, in Italia ancora vietato), se il biochar venisse adottato dall’agricoltura italiana, sarebbero risparmiate ogni anno nel nostro Paese 45 milioni di tonnellate di CO2.
Durante il simposio saranno posti in evidenza gli ultimi studi, le ricerche e le sperimentazioni riguardanti in particolare: produzione sostenibile, applicazioni al suolo, certificazione di qualità, normativa europea e sviluppo di un mercato economico e ambientale.
Saranno presenti come relatori: il prof. Johannes Lehmann della Cornell University (USA), il prof. Bruno Glaser dell’Università di Halle (D), lo scienziato del suolo Saran Sohi dell’Università di Edinburgo (GB), il prof. Franco Miglietta dell’IBIMET-CNR di Firenze (IT).

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Pubblicato il: 17/01/2013

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